Umidità da pioggia a vento inclinata: ecco cosa fare

Oggi voglio parlarvi di un altro argomento interessante che riguarda il problema dell’umidità, esattamente l’umidità da pioggia a vento inclinata e del perché e così uniformemente diffusa in tante zone del nostro paese.

Facciamo un passo indietro:

Nel 1976, in piena crisi energetica,il cartello dei produttori arabi alzava il costo del petrolio.La crisi nel mondo occidentale, e quindi la necessità per il nostro paese di risparmiare petrodollari.

E cosa si sono inventati?

Con una apposita legge si divide l’Italia in sei zone climatiche,e il criterio utilizzato  non è la posizione reale geografica, ma il computo dei “gradi giorno” ,ed in base a questo calcolo si stabilisce quando e per quanto tempo deve essere i funzione il riscaldamento.

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Risultato:

non si è tenuto conto di quel fenomeno che la meteorologia ufficiale dell’epoca non prendeva in considerazione:il freddo portato da pioggia a vento inclinata. Ora in quasi tutta la fascia costiera italiana piove per almeno 3 o 4 giorni a vento in primavera estate,quando il riscaldamento è fermo da tempo. Purtroppo il “freddo edilizio” è un regalo del cemento armato.Le costruzioni di case con ossatura portante di muri pieni,mattoni o tufo,erano al riparo dal freddo per pioggia inclinata.

Quando fa freddo che si fa?

Si indossa una maglia di lana,e così dobbiamo fare per le nostre case. Aumentare la resistenza termica.E’ il vento che combinandosi con la pioggia,provoca il fenomeno della pioggia “a vento”,causa principale del”freddo edilizio”a cui si deve la formazione di umidità di condensazione (qui spiego come eliminarla definitivamente) sul lato dell’edificio interessato.Trieste,con il suo vento caratteristico,la bora,è una delle città italiane dove il fenomeno della pioggia inclinata è più macroscopico.

La bora è un vento carsico,molto freddo,che può spirare ad una velocità superiore ai 100 km. l’ora.Quando soffia a tale velocità,la sua massa è talmente potente in altezza,che spinge via verso la penisola l’eventuale massa d’aria calda del vento di scirocco e quindi non c’è pioggia. Ma quando soffia a 60/70 km la massa d’aria fredda si incunea sotto la massa d’aria calda,che a sua volta a contatto con la bora,si condensa in una pioggia che ne assume la stessa velocità.

Ecco che allora all’intensità della pioggia,si associa la pressione del vento.Quindi ad una certa velocità,corrisponde una massa d’acqua che grava sulla parete degli edifici interessati.Un fenomeno analogo,ma di minor intensità, avviene anche sulle coste settentrionali della Sardegna,che è interessata invece da quell’altro grande vento freddo proveniente dalla Provenza, che risponde al nome di maestrale.

L’argomento di cui vi ho parlato è un elemento fondamentale per comprendere come mai moltissime abitazioni,pur posizionate in luoghi alti,lontano quindi da forme di umidità dovute al ristagno d’aria o cattiva ventilazione,si trovano soggette a fenomeni d’umidità di condensazione in periodi dell’anno dove uno meno se l’aspetterebbe si spengono ufficialmente gli impianti di riscaldamento centralizzati all’inizio o  a metà della primavera, e ci si trova di fronte a muffe e spore neanche fossimo in pieno periodo invernale.

L’isolamento termico di cui sono dotate le palazzine soprattutto quelle costruite tra gli anni 70/90 e quelle di edilizia popolare,caso questo in cui i nostri più famosi architetti si sono sbizzarriti a compiere i più marchiani errori di progettazione degli elementi essenziali del buon costruire,è insufficiente.Il cemento armato con le sue strutture,è una lama di freddo nelle nostre abitazioni.Il famoso muro a cassetta,invenzione dei nostri bravi palazzinari,come si chiamano “affettuosamente” qui dalle mie parti,è un vuoto d’aria tra la parete interna dell’abitazione e il rivestimento esterno dell’edificio.

Dovrebbe avere funzione di isolamento termico,invece provoca un ulteriore raffreddamento di tutta la struttura.Sarebbe stato necessario,per avere un minimo di funzionalità,che il muro perimetrale esterno fosse intonacato dalla parte interna,invece di essere lasciato al grezzo.Si sarebbe evitato di far raffreddare troppo l’intercapedine interna.

Alcune volte mi è capitato di vedere la parte interna del muro perimetrale ricoperto alla belle e meglio con delle matassine di lana di roccia,semplicemente appoggiate sul muro e tenute ferme per mezzo di fil di ferro.Ogni volta che si faceva un intervento murario che toccasse l’intercapedine,oltre ai calcinacci caduti all’interno e non raccolti(causa questa poi della mancata circolazione dell’aria nelle parti basse dell’intercapedine),alcuni pezzi di matassina isolante risultavano strappati qua e là.

Già l’isolamento compiuto in quel modo,secondo il principio “tanto per far vedere che si è fatto” era insufficiente,figuriamoci dopo questi interventi che a volte potevano interessare una intera parete.Certo,dalla fine degli anni 90,le nuove normative hanno imposto altri standard per ottenere un vero isolamento e quindi,un vero risparmio energetico.La maggior parte delle vecchie costruzioni risentono ancora degli antichi errori fatti, o per totale ignoranza delle leggi fisiche,le più elementari, o per mero interesse economico.Quale costruttore accettava di spendere “due lire” in più nella costruzione per poterla migliorare? Si sta per fortuna diffondendo una mentalità diversa,che non annulla però gli errori del passato.

Quindi, che fare con questo fenomeno dell’umidità da pioggia a vento?

E’ necessario aumentare la capacità di resistenza termica dei muri.

E siccome non si possono abbattere e ricostruire con facilità,si può intervenire con diversi sistemi a seconda delle varie situazioni strutturali. O riempiendo ove possibile l’intercapedine  con materiali leggeri,del tipo vermiculite o altro materiale espanso(soluzione che ancor oggi ritengo sia, ove possibile eseguirla,la migliore) oppure intervenendo sulle pareti interne dell’abitazione con dei pannelli isolanti che uniscono il polistirene ad alta densità,come materiale isolante,al carton gesso elemento di rifinitura finale.Poco spazio occupato,al max 5 cm, facilità di esecuzione e trasporto,maggiore pulizia nella lavorazione, rapidità d’esecuzione,tempi brevi per l’asciugamento.

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About The Author

Mi chiamo Vito Manzari, vengo dalla famiglia di un antiquario romano e dopo varie esperienze artistiche negli anni 70, ho deciso di dedicarmi ad un lavoro manuale che fosse utile per me e per gli altri.Ho cominciato a dipingere le case delle persone che conoscevo.A me basta vedere come si fa una cosa, per poterla riprodurre il giorno dopo.Ho cercato quindi di mettere a frutto questa dote,accettando di eseguire tutto ciò che mi veniva chiesto.Era un epoca in cui le persone erano più disponibili e fiduciose, e cio mi ha permesso di acquisire una esperienza sul campo di tutte le varie parti e sezioni in cui si può dividere un lavoro.Mano a mano che il tempo passava,cominciavo a fare piccoli impianti elettrici, idraulici, lavori sempre più grandi di muratura e pittura. Istallavo stoffe e carte da parati per conto di negozi,facevo impianti per studi dentistici con grande successo.Negli anni novanta ho iniziato poi a lavorare il legno.Mobili da cucina, mensole, infissi,librerie, il tutto sia su progetto sia su mia idea e disegno.Tutta questa esperienza lavorativa che per ritrovare in questi termini,bisogna andare molto indietro nel tempo ,mi ha permesso di gestire il rapporto con il cliente che mi commissiona il lavoro in maniera differente e più costruttiva di come avviene abitualmente.La persona che si rivolge a me viene resa partecipe fin dal primo momento del lavoro e delle sue varie fasi.Non sono il rappresentante di commercio di una impresa che cerca di strappare il prezzo più alto possibile per il proprio prodotto,bensì la persona a cui rivolgersi con fiducia per la realizzazione di uno o più lavori.Gia quando la persona mi contatta la prima volta,capisce che non sta trattando con uno dei tanti ,bensì con uno che ha una enorme esperienza,che ha volte neanche architetti e capi mastri possono vantare e a cui dare la completa fiducia per la realizzazione dell'opera che gli sta a cuore.Inoltre so gestire sia il cantiere,che i rapporti con i collaboratori quando sono necessari in maniera efficace.

- Vito Manzari

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