Impianto idraulico casa: principi basilari

Impianto idraulico casa è uno di quei servizi fondamentali del vivere civile,i cui principi di base non sono cambiati dall’antichità ad oggi.Per scaricare bene le acque reflue occorre aria nelle tubazioni (come disse il Bernini all’inaugurazione di una delle sue famose fontane) e più c’è spinta dinamica in un tubo,la cosiddetta pressione,con maggiore facilità l’acqua arriva dove ne ho bisogno.

Questi due principi basilari,tradotti in linguaggio più tecnico,vogliono dire:se per uno scarico  utilizzo un tubo il cui volume all’interno è superiore al volume dell’acqua,e se do a questo tubo una pendenza verso il basso,utilizzando il principio di gravità,(quantificata generalmente nella misura di un cm. per ogni metro lineare),il defluire delle acque di scarico sarà ottimale.

II° principio:da maggiore altezza faccio arrivare l’acqua,indipendentemente dalla sua quantità (fondamentale legge della fisica idraulica), maggiore pressione essa avrà,soprattutto se utilizzo dei tubi di sezione più piccola del tubo di arrivo che ne aumentano la pressione.

Questo caso è molto evidente nelle case della vecchia Roma,almeno fino agli anni 60/70,munite dei famosi locali cassoni,dove erano le abitazioni ai primi piani quelle che avevano la pressione più forte e che potevano (i fortunati!) di rubinetterie tipo miscelatori termostatici,mentre quelle poste agli ultimi piani avevano una minore pressione di caduta ed erano costrette a fornirsi di tubazioni a sezione più grande per avere un maggiore afflusso di acqua.(Spesso ne ho trovate da 3/4 di pollice di spessore) Per la cronaca: le tubazioni di ferro si misurano in pollici,quelle di plastica con il sistema decimale.Non bisogna impressionarsi.

Anche oggigiorno,che quasi tutte le utenze sono con l’acqua diretta,cioè non immagazzinano nei serbatoi,il principio di base della distribuzione dell’acqua è la sua pressione. Nelle zone poste più in alto, ovviamente la pressione è minore ed  ecco ritornare in uso i serbatoi,ma questa volta con l’ausilio di pompe o autoclavi viene risolto il problema.

La realizzazione di un impianto idraulico casa, richiede naturalmente alcuni fondamentali accorgimenti.

Perché ciascun apparecchio sanitario possa scaricare bene, è necessario che sia dotato di tubo autonomo,che abbia adeguata pendenza verso un tubo collettore che a sua volta confluirà in un collettore più grande,chiamato generalmente “la colonna “.Per chè il deflusso avvenga rapidamente,è necessario che i tubi provenienti dal singolo sanitario abbiano il diametro di 40mm., il tubo collettore un diametro di 50mm. e che l’innesto nella colonna del palazzo,(per il quale è richiesta anche l’opera muraria,che consiste di sigillatura con malta di cemento),avvenga senza che ne venga diminuita la sezione. In sostanza ci vuole mestiere e abilità che solo un professionista può garantirvi.

Altro elemento ugualmente importante per la corretta funzionalità dell’impianto idraulico casa,è la presenza di una colonna di sfiato e quindi del corretto allaccio dell’impianto a questa colonna.Per due ragioni:quando una massa d’acqua scende in una colonna spinge via l’aria e quindi defluisce rapidamente e inoltre viene arieggiata la colonna impedendo che si diffondano nei bagni quegli sgradevoli odori quando cambia il vento o la pressione atmosferica.Questo problema si crea spesso o per imperizia o più sovente perchè si costruisce un bagno in una zona della casa che non era stata adibita a ciò.Naturalmente questo è un problema a cui si può porre rimedio,senza scomodare il condominio.

Esiste un ordine con cui i tubi devono confluire verso lo scarico centrale; il primo deve essere quello che esercita maggiore pressione di uscita,di solito la lavatrice ,per impedire disturbi allo scarico degli altri sanitari.

I materiali oggi più usati per l’impianto idraulico casa,sempre trattando di scarichi,sono per lo più di plastica,polietilene ad alta densità,sia termosaldato che a innesto,in grado di resistere a diversi tipi di acido,con un elevato coefficiente di scorrevolezza,(praticamente la molecola d’acqua non aderisce alla parete del tubo).

E’ necessario inoltre che gli scarichi della cucina,possano confluire alla loro colonna,denominata “acque chiare”.Vorrei aggiungere che il piombo sta rapidamente scomparendo  come materiale di utilizzo,ma nelle parti vecchie delle città esistono ancora in efficienza dei vecchi impianti,la cui manutenzione richiede molto mestiere e perizia.

Per ciò che riguarda invece l’approvvigionamento di acqua,dobbiamo fare in modo che si distribuisca in modo uguale a tutti i sanitari,e il modo migliore per ottenere questo risultato è una distribuzione “a centralina”.Ogni sanitario viene alimentato con tubo autonomo,calcolandone la sezione in base alla  distanza.Quando l’ambiente è molto piccolo,la pressione idrica è di solito sufficiente per una distribuzione equilibrata del servizio.

In questi ultimi anni i materiali si sono molto evoluti.Si era partiti dalla classica canna di metallo zingatache aveva bisogno di filettature e canapatura,per arrivare all’utilizzo del polipropilene saldato a oltre 200°,al tubo in multistrato,un tubo di allumini ricoperto all’interno e all’esterno di polietilene, leggero,maneggevole,soprattutto nel restauro di vecchi edifici.

Data la complessità dell’argomento,mi limito ad aggiungere che la distribuzione dell’acqua calda sanitaria ha bisogno di una centralina di distribuzione,sia perché le caldaie  e gli scaldabagni rallentano la pressione dell’acqua,con inevitabile perdita di flusso all’apertura contemporanea di due sanitari,sia perché l’ultima utenza è quella che provoca un maggiore dispendio di energia,in quanto l’acqua arriva alla temperatura desiderata dopo che ha riempito e girato in tutto il resto dell’impianto.

Per evitare questo problema,in mancanza di una centralina,si può provvedere a fornire l’impianto di anello di ricircolo dell’acqua calda, con notevole risparmio sulla bolletta energetica.

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Mi chiamo Vito Manzari, vengo dalla famiglia di un antiquario romano e dopo varie esperienze artistiche negli anni 70, ho deciso di dedicarmi ad un lavoro manuale che fosse utile per me e per gli altri.Ho cominciato a dipingere le case delle persone che conoscevo.A me basta vedere come si fa una cosa, per poterla riprodurre il giorno dopo.Ho cercato quindi di mettere a frutto questa dote,accettando di eseguire tutto ciò che mi veniva chiesto.Era un epoca in cui le persone erano più disponibili e fiduciose, e cio mi ha permesso di acquisire una esperienza sul campo di tutte le varie parti e sezioni in cui si può dividere un lavoro.Mano a mano che il tempo passava,cominciavo a fare piccoli impianti elettrici, idraulici, lavori sempre più grandi di muratura e pittura. Istallavo stoffe e carte da parati per conto di negozi,facevo impianti per studi dentistici con grande successo.Negli anni novanta ho iniziato poi a lavorare il legno.Mobili da cucina, mensole, infissi,librerie, il tutto sia su progetto sia su mia idea e disegno.Tutta questa esperienza lavorativa che per ritrovare in questi termini,bisogna andare molto indietro nel tempo ,mi ha permesso di gestire il rapporto con il cliente che mi commissiona il lavoro in maniera differente e più costruttiva di come avviene abitualmente.La persona che si rivolge a me viene resa partecipe fin dal primo momento del lavoro e delle sue varie fasi.Non sono il rappresentante di commercio di una impresa che cerca di strappare il prezzo più alto possibile per il proprio prodotto,bensì la persona a cui rivolgersi con fiducia per la realizzazione di uno o più lavori.Gia quando la persona mi contatta la prima volta,capisce che non sta trattando con uno dei tanti ,bensì con uno che ha una enorme esperienza,che ha volte neanche architetti e capi mastri possono vantare e a cui dare la completa fiducia per la realizzazione dell'opera che gli sta a cuore.Inoltre so gestire sia il cantiere,che i rapporti con i collaboratori quando sono necessari in maniera efficace.

- Vito Manzari

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