Il problema della posa piastrelle cucina su superficie irregolare è quasi sempre presente negli edifici antichi situati nei centri storici delle nostre città.Le vecchie cucine,quelle per intenderci inizi ‘900,venivano per lo più dipinte con vernici molto grasse a base di olio di lino,che assicuravano alle superfici pulizia e lavabilità.

E’ solo dalla metà del ‘900 che si è incominciato a rivestire i muri perimetrali delle cucine con maioliche per lo più in pasta bianca,smaltate e dal formato classico 15×15 cm.

Si applicavano con un sistema semplice e di gran  arte.Tutto insieme.Intonaco e mattonelle.

Tantè vero che quando in seguito a un danno,o a una loro sostituzione per caduta(cosa possibile fino agli anni ’80 perché se ne trovavano ancora in commercio nei vecchi depositi)era necessario richiudere delle autentiche voragini,che richiedevano materiale idoneo ed esperienza muraria.

Oggi quando si ristruttura una vecchia cucina in un palazzo antico,si ri fà tutto ex novo,intonaci compresi.E quando l’intonaco è costruito a regola d’arte,cioè a piombo,senza avvallamenti,lisciato con il frattazzo,la messa in opera di mattonelle sia piccole che grandi,irregolari che calibrate,non è un problema per il professionista o l’amante del fai da te.

Il problema della posa piastrelle cucina su superficie irregolare si presenta quando dovendo  non si vuole cambiare il vecchio intonaco o quando questo si presenta ben solido e ancorato. Una superfice irregolare,cioè bozzata,bombata,concava o convessa,non permette che il filo orizzontale o verticale delle mattonelle del rivestimento sia in linea.

Non solo;alcune mattonelle risulteranno più sporgenti,altre più incassate.Se poi cercassimo di accompagnare la irregolarità con maioliche più piccole,si aggiusta da una parte e si peggiora dall’altra. Più righe ci sono,più irregolarità verticali vediamo.

Che fare dunque per rivestire di ceramica una parete o una porzione di parete storta di una vecchia cucina?

Partiamo dall’esempio più semplice e meno laborioso: la piastrellatura della classica fascia posta tra l’alzatina del top,dove sono alloggiati il lavabo e il piano cottura, e l’inizio dei pensili. Questa è di solito una fascia che misura in altezza dai 60 ai 70 cm.Infatti il top è posto generalmente a 90cm di altezza e i pensili si posizionano a 160 cm .da terra.La lunghezza dipende dallo spazio a disposizione e da come si vuole utilizzarlo.

Cominciamo da qui e vediamo cosa fare per rendere questa parte di parete idonea a ricevere un rivestimento di maioliche.

Cosa occorre  per rendere regolare una superficie in previsione della sua piastrellatura?

  1. Un regolo di legno ben dritto o di alluminio, lungo quanto la lunghezza della porzione di parete che andiamo a regolarizzare.ed un altro più corto,circa 1 m.
  2. Un piccolo piccone detto “male e peggio”.
  3. Una mazzetta,uno scalpello a punta larga e uno a punta più stretta.tutte e due con la punta affilata.
  4. Guanti,occhiali di protezione,mascherina anti polvere.
  5. Sacchetti di plastica per calcinacci.
  6. Stecca o spatola,cofana,cucchiara,secchio di plastica,vecchia pennellessa,matita da muratore.
  7. Americana media in acciaio inox,detto anche frattazzo.
  8. Il materiale per regolarizzare il muro va scelto sulla base dello spessore da riempire;se questo è grande, fornirsi di confezioni di intonaco pronto,tipo KC1,in polvere,se invece lo       spessore è ridotto, è sufficiente utilizzare del rasante cementizio che voi stessi potete preparare.

Vi basterà del collante per piastrelle e del cemento 3.25 grigio.

Le operazioni da svolgere per la posa piastrelle cucina su di una parete irregolare  sono:

  1. Delimitate con la matita la porzione di  parete che volete rivestire tenendovi più larghi di 20cm;a voi interessa renderla idonea a ricevere le mattonelle,non a regolarizzarla tutta.
  2. Poggiate il regolo lungo sulla lunghezza della superficie e facendolo scorrere dall’alto verso il basso più volte,visionate tutti gli avvallamenti e le gibbosità presenti.
  3. Segnateli con la matita descrivendo dei cerchi.
  4. Aiutatevi per queste operazioni anche con il regolo piccolo,facendolo scorrere appoggiato al muro da sx. a dx. e viceversa.Vi permetterà di controllare tutta la superficie.
  5. Scalpellate con il “male e peggio” o con la mazzetta e gli scalpelli,tuti i bozzi e le gibbosità che avete segnato,fino a che passando i regoli la superficie non risulti in piano.
  6. Scalpellate invece tutte le superfici avallate per renderle ruvide.
  7. Bagnate con pennellessa e acqua le superfici così preparate.
  8. Per chiudere i buchi grossi impastate l’intonaco pronto seguendo le istruzioni sulla confezione.Fatelo nella cofana e passatelo sui buchi con americana.Controllate la planarità passando e ripassando il regolo.Aggiungete se manca,raccogliete e asportate l’eccesso.
  9. Riempite le parti che avete scalpellato leggermente unendo del collante per piastrelle e del cemento grigio tipo 3,25 nella proporzione 50% e 50%.
  10. Fatene un impasto con acqua che risulti spalmabile ma che non coli,e stendetelo con americana  fino a che avete rasato perfettamente gli avvallamenti.Controllate sempre con i regoli.
  11. Lasciate asciugare.
  12. Preparare il resto della superficie,sempre che risulti bene ancorata al supporto sottostante,passando a pennello un aggrappante e consolidante acrilico.
  13. Il giorno dopo siete in grado di cominciare il lavoro di messa in opera del rivestimento di ceramica.

La superficie è stata corretta e preparata.

Cosa vuol dire mobili cartongesso? Ecco la prima domanda che uno si pone. E poi di seguito : come si è passati dall’utilizzo del cartongesso per le controsoffitature, ai complementi architettonici di arredo per arrivare infine ai mobili cartongessoIntanto dobbiamo dire che ci sono voluti una decina di anni, sia nell’evoluzione del prodotto, che nella sperimentazione di utilizzo, se siamo arrivati a parlare di mobili cartongesso; Che altro non sono che strutture stabili costruite in modo più semplice e leggero come sostituzione di quelle costruite con mattone e intonaco o con pannelli prefabbricati.

Parliamo di soppalchi, piccoli e medi, di scaffalature sporgenti, di librerie o vani per armadi di pareti singole di delimitazione degli spazi o di intere pareti divisorie, con intercapedini coibentate, che ridefiniscono la struttura architettonica dell’ambiente. Si è passati dalla fabbricazione di pannelli da 10 mm di spessore, per i controsoffitti, ai pannelli di 10/14 mm, per pareti e soffitti con trattamento anti umidità, con proprietà termiche e insonorizzanti. Insomma la tecnologia si è impegnata, a loro volta gli installatori hanno contribuito con il loro consigli e la loro esperienza.

Vediamo alcuni casi di mobili cartongesso

Spesso si vuole utilizzare come soppalco la parte più alta di un disimpegno tra varie camere, rendendone agibile l’ingresso da più parti, per mezzo di aperture eseguite di solito sopra il vano porta dei singoli ambienti. Ovviamente è fondamentale l’uso che si intende fare di questo soppalco. Quasi sempre si tratta di deposito per valigie, piccoli elettrodomestici, oggetti vari. E’ chiaro che l’installatore deve verificare il peso che la struttura  dovrà sopportare.

Per l’utilizzo di tipo domestico, è sufficiente una buona struttura a sandwich, con più profili per cm lineare di distanza, l’ancoraggio dei perimetrali di appoggio ben eseguito ( controllare sempre che gli stop o le viti di ancoraggio non lavorino nel vuoto – in questo caso è necessario agire con iniezioni di resine bicomponenti).

Ma ciò che veramente ci fa pensare ai mobili cartongesso, è la possibilità di utilizzarne la maneggevolezza e la leggerezza per costruire degli spazi articolati. Una libreria per esempio, oppure una serie di riquadri che sporgono da una parete, illuminati per mezzo di faretti a incasso. La struttura a sandwich permette sia il passaggio dei cavi elettrici in sicurezza sia l’alloggiamento di faretti di varia foggia e dimensione.

Come costruire uno di questi mobili cartongesso?

Supponiamo una serie di riquadri cm 60 per 60 con profondità 40 cm, che ridefiniscono lo spazio architettonico di un’ ambiente, alloggiati su una parete di fondo,  affianco di una finestra, e che permettono l’alloggiamento di tutta una serie di oggetti e quant’altro, ricordi dei viaggi esotici del proprietario.

La prima operazione, è fare un disegno in scala di tutta la parete interessata con la definizione degli spazi occupati dalla struttura. In questo modo si può avere già una prima idea della correttezza delle proporzioni. Se la struttura deve arrivare al soffitto o fermarsi ai 2/3 dell’ h quanti riquadri eseguire- ecc.?

Una volta definito il progetto, si procede all’acquisto dei materiali; si fa una conta del numero dei profili necessari, verticali e orizzontali delle viti e dei tasselli, degli elementi di rinforzo, e della metratura quadrata della superficie, sia interna che esterna. La dimensione standard dei pannelli in cartongesso è di 2ml per 1,20  di larghezza oppure 3 ml per 1,20 di larghezza. Nel nostro caso è meglio utilizzare pannelli di 14 mm. e da 2 m di lunghezza. Sono più maneggevoli.

I profili si tagliano con cesoie da lattoniere e si fissano con viti e tasselli per mezzo di trapano generalmente a percussione. Le traverse si fissano ai montanti per mezzo di  rivetti. Poi si taglia il cartongesso a misura, semplicemente incindendo il cartone con un cutter e lo si fissa con viti di cartongesso con un avvitatore. Prima di passare lo stucco speciale, si ricoprono i giunti con un nastro anticrepe e gli spigoli frontali con un nastro rinforzato. Dopo almeno due passaggi di stuccatura una volta il tutto ben asciutto si scartavetra. Il mobile in cartongesso è pronto per essere dipinto ed entra così con tutto merito nell’arredamento della stanza.

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Il Rivestimento cucina in una società dalle origini contadine come la nostra,la cucina continua ad essere  il centro della casa.Anche se le nuove generazioni mostrano un sempre minore interesse per essa,pur continuando a curarne la parte estetica più per moda che per necessità,la cucina continua ad essere il luogo dove si svolge la maggior parte della vita in comune delle famiglie. Vi si cucina,vi si mangia, da piccoli spesso vi si studiava,in mancanza di spazi idonei in cucina si stira, si cuce,si danno lezioni o ripetizioni di qualsiasi tipo,si ricevono ospiti  familiari o amici.Insomma è la parte più intima della casa.

Ovviamente l’arredo e il rivestimento delle pareti ne sono parte importanti. Il rivestimento cucina ,tranne rari casi, è quasi sempre in maioliche che vanno dal formato più tradizionale 20×20,ai famosi tozzetti 10×10,decorati in una gamma di soggetti e di colori senza fine.Le parti di pareti che accolgono il tavolo dove si mangia,il famoso angolo tinello, generalmente sono rivestite di maioliche fino ad una altezza di 1,60 ml.

Le parti di pareti che non sono ricoperte dai vari pensili ed elettrodomestici, sono rivestite da mattonelle che hanno,oltre una funzione protettiva,soprattutto un’ estetica.Richiamano spesso nelle loro decorazioni gli elementi della natura legati alla nutrizione. I “tozzetti” sono quelle maioliche che si prestano meglio delle altre a questa funzione,soprattutto per la loro dimensione ridotta e per la loro qualità.(Spesso sono di monocottura e quindi hanno una maggiore resistenza agli urti e alle abrasioni.)

Il rivestimento cucina con ceramica non richiede dunque grande mestiere,ma perizia,sagacia e senso estetico nella disposizione delle decorazioni.

E’ invece importante nel rivestimento cucina che le fughe o fessure tra i vari elementi del rivestimento siano riempite con stucco ceramico colorato,in quanto è l’unico che non ingiallisce,non si fessura ai cambiamenti di temperatura vicino al piano cottura e risulta non assorbente e perfettamente resistente ai detersivi e prodotti per la pulizia e l’igiene.

Impianto idraulico casa è uno di quei servizi fondamentali del vivere civile,i cui principi di base non sono cambiati dall’antichità ad oggi.Per scaricare bene le acque reflue occorre aria nelle tubazioni (come disse il Bernini all’inaugurazione di una delle sue famose fontane) e più c’è spinta dinamica in un tubo,la cosiddetta pressione,con maggiore facilità l’acqua arriva dove ne ho bisogno.

Questi due principi basilari,tradotti in linguaggio più tecnico,vogliono dire:se per uno scarico  utilizzo un tubo il cui volume all’interno è superiore al volume dell’acqua,e se do a questo tubo una pendenza verso il basso,utilizzando il principio di gravità,(quantificata generalmente nella misura di un cm. per ogni metro lineare),il defluire delle acque di scarico sarà ottimale.

II° principio:da maggiore altezza faccio arrivare l’acqua,indipendentemente dalla sua quantità (fondamentale legge della fisica idraulica), maggiore pressione essa avrà,soprattutto se utilizzo dei tubi di sezione più piccola del tubo di arrivo che ne aumentano la pressione.

Questo caso è molto evidente nelle case della vecchia Roma,almeno fino agli anni 60/70,munite dei famosi locali cassoni,dove erano le abitazioni ai primi piani quelle che avevano la pressione più forte e che potevano (i fortunati!) di rubinetterie tipo miscelatori termostatici,mentre quelle poste agli ultimi piani avevano una minore pressione di caduta ed erano costrette a fornirsi di tubazioni a sezione più grande per avere un maggiore afflusso di acqua.(Spesso ne ho trovate da 3/4 di pollice di spessore) Per la cronaca: le tubazioni di ferro si misurano in pollici,quelle di plastica con il sistema decimale.Non bisogna impressionarsi.

Anche oggigiorno,che quasi tutte le utenze sono con l’acqua diretta,cioè non immagazzinano nei serbatoi,il principio di base della distribuzione dell’acqua è la sua pressione. Nelle zone poste più in alto, ovviamente la pressione è minore ed  ecco ritornare in uso i serbatoi,ma questa volta con l’ausilio di pompe o autoclavi viene risolto il problema.

La realizzazione di un impianto idraulico casa, richiede naturalmente alcuni fondamentali accorgimenti.

Perché ciascun apparecchio sanitario possa scaricare bene, è necessario che sia dotato di tubo autonomo,che abbia adeguata pendenza verso un tubo collettore che a sua volta confluirà in un collettore più grande,chiamato generalmente “la colonna “.Per chè il deflusso avvenga rapidamente,è necessario che i tubi provenienti dal singolo sanitario abbiano il diametro di 40mm., il tubo collettore un diametro di 50mm. e che l’innesto nella colonna del palazzo,(per il quale è richiesta anche l’opera muraria,che consiste di sigillatura con malta di cemento),avvenga senza che ne venga diminuita la sezione. In sostanza ci vuole mestiere e abilità che solo un professionista può garantirvi.

Altro elemento ugualmente importante per la corretta funzionalità dell’impianto idraulico casa,è la presenza di una colonna di sfiato e quindi del corretto allaccio dell’impianto a questa colonna.Per due ragioni:quando una massa d’acqua scende in una colonna spinge via l’aria e quindi defluisce rapidamente e inoltre viene arieggiata la colonna impedendo che si diffondano nei bagni quegli sgradevoli odori quando cambia il vento o la pressione atmosferica.Questo problema si crea spesso o per imperizia o più sovente perchè si costruisce un bagno in una zona della casa che non era stata adibita a ciò.Naturalmente questo è un problema a cui si può porre rimedio,senza scomodare il condominio.

Esiste un ordine con cui i tubi devono confluire verso lo scarico centrale; il primo deve essere quello che esercita maggiore pressione di uscita,di solito la lavatrice ,per impedire disturbi allo scarico degli altri sanitari.

I materiali oggi più usati per l’impianto idraulico casa,sempre trattando di scarichi,sono per lo più di plastica,polietilene ad alta densità,sia termosaldato che a innesto,in grado di resistere a diversi tipi di acido,con un elevato coefficiente di scorrevolezza,(praticamente la molecola d’acqua non aderisce alla parete del tubo).

E’ necessario inoltre che gli scarichi della cucina,possano confluire alla loro colonna,denominata “acque chiare”.Vorrei aggiungere che il piombo sta rapidamente scomparendo  come materiale di utilizzo,ma nelle parti vecchie delle città esistono ancora in efficienza dei vecchi impianti,la cui manutenzione richiede molto mestiere e perizia.

Per ciò che riguarda invece l’approvvigionamento di acqua,dobbiamo fare in modo che si distribuisca in modo uguale a tutti i sanitari,e il modo migliore per ottenere questo risultato è una distribuzione “a centralina”.Ogni sanitario viene alimentato con tubo autonomo,calcolandone la sezione in base alla  distanza.Quando l’ambiente è molto piccolo,la pressione idrica è di solito sufficiente per una distribuzione equilibrata del servizio.

In questi ultimi anni i materiali si sono molto evoluti.Si era partiti dalla classica canna di metallo zingatache aveva bisogno di filettature e canapatura,per arrivare all’utilizzo del polipropilene saldato a oltre 200°,al tubo in multistrato,un tubo di allumini ricoperto all’interno e all’esterno di polietilene, leggero,maneggevole,soprattutto nel restauro di vecchi edifici.

Data la complessità dell’argomento,mi limito ad aggiungere che la distribuzione dell’acqua calda sanitaria ha bisogno di una centralina di distribuzione,sia perché le caldaie  e gli scaldabagni rallentano la pressione dell’acqua,con inevitabile perdita di flusso all’apertura contemporanea di due sanitari,sia perché l’ultima utenza è quella che provoca un maggiore dispendio di energia,in quanto l’acqua arriva alla temperatura desiderata dopo che ha riempito e girato in tutto il resto dell’impianto.

Per evitare questo problema,in mancanza di una centralina,si può provvedere a fornire l’impianto di anello di ricircolo dell’acqua calda, con notevole risparmio sulla bolletta energetica.